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La mia protesi, il mio "braccio":

  • Immagine del redattore: Matteo Conconi
    Matteo Conconi
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 feb


Negli anni si sono susseguite diverse tipologie di protesi, da quelle più rudimentali fino ad arrivare a quella che vedete in foto: la protesi più completa, quella che io definisco definitiva. È la protesi che mi permette di praticare Downhill ed Enduro in totale sicurezza.


Questa protesi è il frutto di una collaborazione straordinaria tra me, un grandissimo team di ortopedici e un amico meccanico di precisione. È proprio in questi progetti che si capisce come, quando si uniscono le forze dell’atleta, dei tecnici ortopedici e della meccanica di precisione, si possano ottenere risultati che meritano di essere immortalati.


Dal punto di vista tecnico, la protesi è dotata di un gomito rotabile da sinistra a destra, studiato per garantire un maggiore comfort e una regolazione precisa in base ai diversi tipi di trail e discipline.


All’interno del tubo è presente una molla (non visibile in foto), che ha la funzione di assorbire i colpi in verticale, quindi le piccole asperità del terreno. A questa si aggiunge una molla esterna che lavora sul gomito e che funge da vero e proprio ammortizzatore per l’avambraccio durante la piega del gomito.


Questo sistema è composto da due molle: una interna e una esterna. La molla interna, regolabile tramite una chiave a brugola, consente di intervenire sul rebound, ovvero sul ritorno. Più viene precaricata, più il ritorno è veloce; meno viene precaricata, più il ritorno sarà lento.


La molla esterna, anch’essa precaricabile, rappresenta invece l’ammortizzatore principale. In un certo senso funziona come l’ammortizzatore delle nostre biciclette: permette di assorbire tutti i tipi di impatti, soprattutto quelli più violenti, che una sola molla interna non riuscirebbe ad attutire. Per questo motivo è una delle parti fondamentali dell’intera protesi.


La parte della protesi che entra in contatto diretto con il moncone è realizzata in fibra di carbonio, una scelta fatta per rendere la struttura più leggera e resistente possibile.


Per quanto riguarda l’aggancio al manubrio, si tratta di un sistema a sgancio rapido, progettato per garantire la massima sicurezza in caso di caduta. In questa situazione, infatti, l’aggancio si apre, evitando che tu rimanga attaccato alla bicicletta, dato che la protesi è collegata a te.


Il sistema è composto da due ganasce, tenute insieme da baionetta. Inserendo la sfera presente sulla protesi all’interno delle ganasce e chiudendo la baionetta, si è completamente agganciati alla bici.


Successivamente, tramite un cordino, ci si collega all’aggancio nell’apposito foro visibile in foto e, dall’altra parte, una polsiera legata al cordino, viene fissata al polso del braccio. In caso di caduta, la trazione del cordino fa aprire la baionetta: le due ganasce si separano e la protesi si sgancia immediatamente, permettendo di staccarsi dalla bici in totale sicurezza. 


Un grande grazie a: Ortopedia O-Tech Ticino e a Morello Besomi per avermi aiutato a creare questa stupenda protesi.

 
 
 

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